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Mattarella, il ritorno di un passato sbagliato

31 gennaio 2015 | Commenti disabilitati su Mattarella, il ritorno di un passato sbagliato

di Giovanni Basini

Se le cose andranno come appare, tra poco forse non potremo più esprimere opinioni come se fossimo in un paese libero a proposito di Sergio Mattarella. Eppure è necessario dire che sarebbe un grave problema per l’Italia avere come presidente quest’uomo, poichè egli, al di là dei giudizi personali o morali sull’onestà o la preparazione, è del tutto inadeguato al ruolo specifico di garante della democrazia, per le ragioni che andremo a trattare, che sono eminentemente politiche.

E’ un esponente della parte peggiore della prima repubblica, che è sopravvissuto come manifestazione patologica anche nella seconda: Ministro per tutte le stagioni, in governi dello scialo e del debito, come quelli di Goria e De Mita, così come in governi del furto ai conti correnti e del moralismo, come quelli di Amato e D’Alema, costui galleggia nel ristagno repubblicano da ere, e da sempre costituisce un ostacolo al bipolarismo.

Le correnti di sinistra della democrazia cristiana, la palude tecnica, la politica dei due forni, sono questi i fenomeni che storicamente hanno impedito l’affermarsi di una sana democrazia dell’alternanza, con una destra e una sinistra che si scontrino nel rispetto l’una dell’altra. E si badi, non si tratta di populismo: gli schieramenti sono realmente accordati contro il popolo perchè uniti nel creare leggi elettorali che dal popolo prescindono, nel segno di una storia che ha cominciato lui. La prima volta, il primo artefice, infatti, fu proprio Mattarella.

Egli, ribaltando la volontà politica del popolo, che era chiaramente per un sistema di soli collegi, fornì a un parlamento terrorizzato la soluzione di inventare un 25% di liste proporzionali come residuo dell’abrogazione referendaria, che per di più – e questo davvero non aveva una giustificazione – erano bloccate dall’ordine di lista, anzichè lasciate alla decisione del popolo con l’ordine di preferenza.

Con tali precedenti, ci si domanda (ma il voto è segreto) se egli non sia stato uno dei giudici di minoranza della Corte Costituzionale, che hanno cercato di impedire che le preferenze fossero ripristinate per sentenza nella decisione contro il porcellum, creando una sorta di presupposto di agibilità politica per lasciar lavorare gli attuali Renzi e Berlusconi a una nuova legge che, ancora, non ha nè 100% collegi nè “il resto liste a preferenze”, ma un carattere ancora più mattarelliano del mattarellum.

Se il mattarellum era detto “Minotauro”, perchè aveva un 75% d’uomo e un 25% di bestia, questo italicum sarà ancora più bestiale, con potenzialmente due terzi di capilista bloccati eletti, e un mero 33 per cento di deputati la cui scelta rimane al popolo. Con il Mattarellum egli ha di fatto assicurato ai partiti la nomina dei deputati che oggi vediamo esprimersi nel parlamento. Tra di essi alcuni delinquenti hanno potuto giovarsi dell’immunità venendo nominati onorevoli per tempo.

Inoltre Mattarella non è stato solo il responsabile del ribaltamento politico del voto referendario per i collegi, nè solo l’ideatore del programma di abolizione delle preferenze in Italia. A lui dobbiamo anche importanti azioni per il mantenimento di quell’offesa all’informazione che è la TV pubblica, la RAI. Assieme ad altri egli ha così permesso ai peggiori lacchè del giornalismo di poter dettare legge agli spiriti liberi con la clava dei TG di stato. Come sottoprodotto del mantenimento della TV nel perimetro del potere pubblico è rimasto in auge il metodo di tanti altri politici di piazzare generazioni di amiche e amici in RAI, a diseducare catodicamente l’Italia al rispetto di sè, in tutte quelle trasmissioni che non sono telegiornali.

La differenza tra lui e altri nomi è dunque che le sue responsabilità storiche recenti sono gravi e tutte nel senso di conservare allo stato quel carattere di potere molle che blocca l’Italia, sia sul lato economico che su quello politico, perchè si sono esplicate su due canali fondamentali che sono collo di bottiglia di qualunque riforma: il modo di eleggere i rappresentanti, e il modo di comunicare il messaggio per essere eletti. Legge elettorale e RAI. Per una buona metà, non relativamente alla RAI, ma certamente sulla legge elettorale, il suo pensiero è tra l’altro stato il contrario dell’azione di Giorgio Napolitano.

Grazie a uomini come Mattarella, che hanno agito quando serviva farlo, per i fini peggiori, non è venuta meno l’alternanza, ma direttamente la democrazia! Abbiamo visto forze formalmente alternative, accordate contro il popolo per conservare il potere di rieducarlo dal teleschermo e di nominare previamente le persone da eleggere. Litigiosi in TV, ognuno d’accordo pro domo sua.

Per queste ragioni, che davvero prescindono dal dato del sostegno solo di Renzi e di chi è con lui ormai compromesso, il ruolo di garante del gioco democratico ci sembra il meno appropriato per questo signore.

 

 

Pubblicato su www.lacosablu.it

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