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Legge Fiano, ius soli e “agenda Repubblica”: la nuova “dettatura”? – di Antonio Rapisarda

12 luglio 2017 | Commenti disabilitati su Legge Fiano, ius soli e “agenda Repubblica”: la nuova “dettatura”? – di Antonio Rapisarda

Storicizzare. Fare pace con la storia. Comporre un racconto nazionale, senza omissioni o “parentesi” crociane, nel senso di Benedetto Croce. Dovrebbero essere questi i punti a, b e c di una moderna democrazia che governa una società spigliata e smaliziata se non completamente pacificata. I punti di una comunità che avendo composto architettonicamente alcuni contrafforti, avendo sedimentato nel proprio terreno alcune proprietà nutritive come le historiae, è pronta a tutelare se stessa con quello che si chiama l’idem sentire, con l’ammonizione sociale, non con la repressione delle opinioni, gli spauracchi e la caccia alle streghe.

Ecco, la proposta di Emanuele Fiano sull’introduzione di nuove norme per sanzionare l’apologia di fascismo, è frutto proprio di questi punti mancati ed elusi: del pessimo rapporto che molti italiani hanno con la storia ma soprattutto di un uso politico, arbitrario, elettorale di questa. Fatto ancora più grave, poi, è che la maturazione di alcuni principi fosse più chiara negli anni immediatamente successivi alla guerra che oggi: a un Togliatti che favoriva l’amnistia per i fascisti (quelli che la guerra l’avevano fatta realmente), a uno Stato che difendeva la memoria storica del “fascismo di pietra” (ossia la grande opera di urbanizzazione del Ventennio), corrisponde oggi chi invoca – come il Pd – misure di controllo da psicopolizia orwelliana in assenza, oggettiva, di fascismo e rigurgiti iconoclastici sui momunenti fascisti, come ventilato ancora una volta dal presidente della Camera, Laura Boldrini. Tutto questo nei giorni in cui ad Asmara, la “piccola Roma” in Eritrea, le architetture del regime diventano patrimonio dell’Umanità come stabilito dall’Unesco. Ma tant’è.

Al di là del risvolto grottesco di un partito di governo che si professa “liberal” il quale – davanti all’emergenza immigrazione, alla crisi del credito, ai dati sull’occupazione, alla desertificazione delle università del Sud – pone la limitazione di un diritto individuale invocando un reato d’opinione, perché di questo si tratta, come priorità di fine legislatura, il dato preoccupante è la restrizione del ruolo del Parlamento a semplice organo di “traduzione” in legge di suggestioni, il più delle volte frutto di campagne mediatiche di network ben definiti. È il caso dell’“uomo nero”, appunto (nelle ultime settimane Repubblica si è impegnata a pescare ogni improbabile aggancio, mischiando affermazioni elettori concrete e democratiche con veri e propri fenomeni da baraccone, pur di cercare di testimoniare l’imminente nuova “marcia su Roma”…), ma lo stesso discorso è valido per lo ius soli, per l’aggravante sull’omofobia e via discorrendo.

Proprio a sinistra, insomma, è in corso il grave contagio con quel “presentismo” di cui per anni è stato attaccato il centrodestra. I rapporti si sono invertiti: se la destra oggi sembra seriamente preoccupata del “domani” – gran parte dell’opposizione alle politiche immigrazioniste ad esempio è svolta sui temi sociali, di tenuta del welfare – la rive gauche renziana sembra succube del timing dei tweet, della notizia-stimolo, dell’allarme lanciato dalla stampa sull’“eticamente corretto” del momento. Se ciò è grave e alimenta verso il basso il dibattito pubblico, tutto ciò diventa critico quando si vuole tradurre, poi, questa rincorsa in misure strutturali come una legge, se non quando in integrazioni al codice penale. Questa forma di “dettatura” che cos’è, seppur in forma edulcorata e soft, se non anch’essa l’espressione di una dittatura?

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