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Farefuturo a Vienna, per una politica dell’energia

12 giugno 2013 | Commenti disabilitati su Farefuturo a Vienna, per una politica dell’energia

L’On. Adolfo Urso Presidente della Fondazione Farefuturo è intervenuto lunedì 10 giugno a Vienna alla conferenza internazionale “The Geopolitics of Azerbaijan and European Energy Security” cui hanno preso parte Natig Aliyev, Ministro dell’Energia dell’Azerbaijan, Elkhan Suleymanov, deputato e capo della delegazione azera presso l’Assemblea Parlamentare Euronest, l’Ambasciatore israeliano Aviv Shir-On, l’ex Cancelliere austriaco Alfred Gusenbauer, accademici centro europei e una rappresentanza di Parlamentari azeri di maggioranza e opposizione.

Si è discusso di Corridoio Sud e dell’imminente scelta del gasdotto che porterà in Europa il gas dei giacimenti azeri di Shah-Deniz II nell’off-shore del Mar Caspio, tramite le condotte di uno dei due concorrenti rimasti in gara: il Nabucco West, che interessa i Balcani e l’Austria o il TAP (Trans Adriatic Pipeline) che ha l’Italia come approdo finale e che viene considerato di importanza strategica a Roma per diversificare le fonti d’approvvigionamento.

Ma si è dibattuto soprattutto di certezza delle forniture e di stabilità interna e internazionale dei Paesi produttori. L’Azerbaijan – è stato ricordato – si trova incuneato tra l’Iran fondamentalista e una Russia con rinnovate ambizioni egemoniche nel Caucaso e svolge un delicatissimo ruolo di bilanciamento e riequilibrio geopolitico oltre che per la sicurezza energetica dell’Europa. Baku è considerata un fedele alleato dell’Occidente – partecipa infatti alle operazioni Nato in Afghanistan – ed è tra i pochissimi paesi laici a maggioranza musulmana, un modello di tolleranza e convivenza pacifica tra diverse comunità etniche e religiose.

Questo quadro è minacciato purtroppo da un conflitto congelato negli ultimi venti anni, ma mai ufficialmente terminato, con gli Armeni secessionisti del Nagorno Karabakh, un’area montuosa dell’Azerbaijan sottratta al controllo di Baku tra il 1988 e il 1994. La tregua è fragile e ogni anno decine di soldati sono vittime dei cecchini sulla linea del fronte. Un’improvvisa recrudescenza degli scontri non è da escludere e potrebbe seriamente minacciare i flussi di petrolio e gas dal Caspio.

Ma la questione è anche umanitaria. Elkhan Suleymanov ha portato all’attenzione della platea il rischio rappresentato dal possibile cedimento della diga di Sarsang, un invaso di 560 milioni di metri cubi d’acqua, sotto controllo armeno, completamente abbandonato al suo destino negli ultimi vent’anni e che potrebbe riversare il suo contenuto a valle su un’area abitata da oltre 400mila azeri. Una bomba a orologeria che il deputato azero implora l’Europa di contribuire a disinnescare prima che sia troppo tardi.

Il Presidente Urso nel suo intervento ha sollecitato Bruxelles a svolgere un ruolo più attivo perchè si approdi rapidamente a una soluzione negoziata del conflitto, nel rispetto delle quattro risoluzioni dell’Onu e dell’integrità territoriale del paese caucasico.

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