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Documento Per il Sud

24 ottobre 2011 | Commenti disabilitati su Documento Per il Sud

La preoccupante e generale caduta di attenzione nei confronti del Mezzogiorno vede, più o meno inconsapevolmente, lo stesso Mezzogiorno in buona parte corresponsabile.

Se è vero che negli ultimi dieci anni i trasferimenti dal centro verso le aree tradizionalmente in ritardo di sviluppo – così come i grandi investimenti pubblici – si sono rivelati ampiamente insufficienti, è pur vero tuttavia che le risorse nazionali, endogene, o europee gestite localmente sono state in larga parte poco e male utilizzate. Occorre spostare l’attenzione dalle rivendicazioni quantitative alla qualità dei risultati prodotti. Il Sud Italia cresce meno, proporzionalmente alle risorse impiegate, delle altre regioni Obiettivo Convergenza dell’Unione a 27, e qui si annidano tutti i maggiori casi, nazionali ed in parte europei, di inquietante asimmetria trai costi medi dei servizi pubblici e la loro qualità, tra i costi degli apparati amministrativi e la loro efficienza, tra l’impiego di risorse pubbliche a sostegno di processi – spesso solo virtuali – di modernizzazione, crescita, attrazione di investimenti, buona occupazione. La drammatica crisi economica in corso rischia, tra l’altro, di provocare effetti peggiori proprio laddove il tessuto economico – produttivo appare più fragile, con conseguenze sociali difficilmente immaginabili e gestibili. Il capitale sociale è ai minimi storici, così come la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, e gli spazi lasciati vuoti dalla buona politica e da un corretto funzionamento del mercato vengono riempiti impropriamente e aggressivamente dalla criminalità organizzata e dalle sue sempre più inquietanti e moderne articolazioni. Una classe dirigente diffusa che, dopo quindici anni, presenti un simile bilancio complessivo rischia di non avere autorevolezza e credibilità per opporsi a scelte, “anche le più perverse “, che potrebbero riguardare alcune fuorvianti interpretazioni del federalismo fiscale, della destinazione dei grandi investimenti nazionali per le opere pubbliche, dell’utilizzo dei fondi per le aree sottosviluppate, dell’impiego del Fondo Sociale Europeo.

Se non si dà il senso di una profonda autocorrezione, dal Mezzogiorno, nelle scelte, nelle pratiche, negli orientamenti, e nelle politiche di governo locale, diviene impossibile il rilancio, in termini culturali e dialettici prima ancora che economici e istituzionali, di una nuova e moderna Questione Meridionale che abbia l’ambizione di parlare all’intero Paese ponendosi anche come grande tema geoeconomico continentale. Per questo occorre rinnovare, nel Sud, le istituzioni, la politica e le classi dirigenti, recuperando uno spirito, una capacità di progettazione, una vocazione realizzativa e stili oggi diffusamente inadeguati. Basta con il pigro continuismo, la stanca gestione fine a se stessa della spesa pubblica, la mera denuncia e la proclamazione di nuovi obiettivi che, seppur giusti e condivisibili, restano sempre disattesi. È improcrastinabile un radicale cambiamento per scongiurare l’inasprimento del solco che va approfondendosi con il resto del paese ed impedire che il Mezzogiorno continui a frenare lo sviluppo dell’intero paese. Le questioni principali da affrontare possono essere individuate nelle seguenti:

1. Miglioramento della qualità delle istituzioni per affrontare la questione cruciale della riforma della governance regionale, in grado di assicurare una corretta amministrazione del territorio, una responsabilità fiscale delle autonomie locali, una gestione efficiente dei servizi.

2. Contrasto all’illegalità e al sommerso, non solo attraverso le forme tradizionali di repressione, ma migliorando la qualità dello sviluppo economico e sociale per affrontare in modo nuovo e indipendente dalle clientele la scelta e le modalità di finanziamento dei progetti per contrastare l’illegalità e combattere il sommerso.

3. Sostegno al capitale umano per far crescere la responsabilità degli individui e promuovere una crescita economica dal basso, più stabile, duratura e, specie, condivisa. È giunto il momento del cambio di rotta perché, tra il nuovo ciclo di spesa 2007 – 2013, l’avvio dei programmi legati alla neonata Unione per il Mediterraneo, la riprogrammazione del FSE e il dibattito sulla territorializzazione della fiscalità, siamo di fronte ad un contesto difficile di azioni e strumenti, nazionali ed europei, che va affrontato con serietà, idee strutturate, scelte politiche precise, competenze. Occorre maturare una visione di insieme della macroregione Mezzogiorno, e da essa farne discendere pochi, integrati, misurabili programmi di sviluppo. Occorre individuare tre – quattro grandi opere infrastrutturali sovraregionali che incrocino le politiche europee dei Corridoi e delle Reti. Puntare sul trasferimento tecnologico e su robuste iniezioni di conoscenza nel processo produttivo, sperimentare strumenti finanziari innovativi che accompagnino sul mercato idee e brevetti, saper attrarre capitali e investimenti puntando sulle eccellenze del territorio, mettere in valore le grandi risorse turistiche, naturali ed ambientali, con un approccio dinamico e competitivo. È altresì indispensabile scegliere l’asset Energia e il grande campo della green economy per una storica sfida di riconversione di parti significative del tessuto produttivo locale. E, ancora, occorre stringere sul decollo delle Zone Franche Urbane, mettere in campo il coraggio di produrre robuste riforme degli apparati amministrativi, preparare una vera e propria rivoluzione del settore della formazione professionale affinché vi siano, finalmente, vere e utili politiche attive per il lavoro caratterizzate da qualità, legalità, trasparenza. Altre priorità su cui concentrare l’attenzione: pari opportunità, Agenda di Lisbona, banda larga e innovazione tecnologica, internazionalizzazione: è necessaria una Politica che parli il linguaggio della modernità. Infine: meno regole, ma più stringenti, e automaticità degli incentivi e della maggior parte delle politiche pubbliche contro l’eccessiva e clientelare intermediazione politica. Di tutto ciò vorremmo discutere il prossimo 5 marzo, in uno spazio di confronto e riflessione libero da condizionamenti, lontano dalle logiche della ricerca del consenso ad ogni costo, teso ad offrire spunti e contributi ad un Mezzogiorno che non intende rassegnarsi ad un destino di cupo e ineluttabile declino.

Fondazione Mezzogiorno Europa

Fondazione Farefuturo

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