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Arte e cultura della libertà

26 marzo 2008 | Commenti disabilitati su Arte e cultura della libertà

 Si è svolto il 26 marzo nella sede della Fondazione Farefuturo l’incontro, organizzato dalla Fondazione stessa e dall’Osservatorio Parlamentare, dal titolo “Arte e cultura della libertà”.
Il workshop presentava le proposte del Pdl per il rilancio e la promozione della cultura e dell’arte nel nostro Paese.

Al tavolo, presieduto da Adolfo Urso, segretario generale della Fondazione, hanno partecipato Sergio Marchi, presidente dell’Osservatorio parlamentare e capolista al Comune di Roma, Fiorella Ceccacci Rubino, vice responsabile nazionale del dipartimento Spettacolo di Fi, e Luca Barbareschi, candidato del Pdl in Sardegna.

«L’Italia – ha dichiarato Urso – è il Belpaese, il paese dell’arte e della cultura. La musica, le arti visive, il teatro, la moda sono le espressioni più vere della nostra identità, della nostra tradizione culturale come anche un importantissimo volano della nostra economia perché eccellenze che identificano l’Italia all’estero e perché importanti motori del Made in Italy. In questo patrimonio – ha proseguito il segretario generale di Farefuturo – ci sono però potenzialità economiche e di immagine ancora inespresse che occorre attuare per non vanificare una ricchezza unica e per riconfermare anche all’estero un’immagine dell’Italia positiva, dell’Italia “del fare”. In questo il Pdl può agire da protagonista, spezzando il monopolio della sinistra sulla cultura, sulla sua gestione e promozione, e lanciando una politica culturale che sappia davvero valorizzare e rilanciare il Belpaese. Questo è l’obiettivo del workshop: un confronto tra esperti per delineare proposte e iniziative per una nuova politica della cultura».

«Roma in particolare – ha spiegato Sergio Marchi – ha bisogno di una nuova politica culturale che superi la semplice logica commerciale seguita sinora dalla sinistra e ben esemplificata dall’ “Estate Romana”. Occorre ridare dignità alla cultura superando il fattore commerciale e avviando una riforma complessiva dell’offerta culturale che punti a contenuti di spessore e ad una più estesa e diversificata promozione territoriale. Bisogna spezzare innanzitutto il monopolio di Roma e attuare un decentramento della cultura, allargando il circuito anche alle periferie. Occorre poi valorizzare i giovani – ha sottolineato il presidente dell’Osservatorio parlamentare – assicurando loro la fruizione degli spazi culturali, come l’Auditorium, finora riservati ai grandi eventi, e avviare una cooperazione tra governo centrale e municipale per un rifinanziamento del sistema teatrale. Infine bisogna dire no al turismo “mordi e fuggi” oggi prevalente su Roma e rilanciare una nuova politica del turismo che sappia valorizzare tutte le potenzialità della città».

Per Fiorella Ceccacci Rubino «l’intero comparto dello spettacolo dal vivo ha bisogno di essere rilanciato e sostenuto». Un obiettivo che va perseguito con «una legge quadro sullo spettacolo dal Vivo con nuovi criteri di ripartizione del Fus (fondo unico per lo spettacolo); aumentando la dotazione del Fus con una migliore ripartizione delle quote tra i vari settori (teatro, danza e musica); costituendo un’Authority di vigilanza sui criteri di ripartizione del Fus e sulla trasparenza degli atti amministrativi delle Regioni e degli Enti Locali e incentivando la presenza degli investimenti privati per la creazione di un mercato della cultura diffuso, indipendente e innovativo».

«Occorre migliorare il sistema di regole che vige su cinema teatro e televisione per difendere e far crescere i prodotti italiani – spiega Luca Barbareschi – è inammissibile, infatti, che la televisione pubblica italiana continui a comprare format scadenti all’estero penalizzando il circuito produttivo nazionale. E bisogna dare a tutti la possibilità di accedere al mercato della cultura e dello spettacolo, contrastando il monopolio che la sinistra ancora esercita sulla cultura e dicendo basta al sistema delle segnalazioni politiche. Dobbiamo tornare al valore del merito e a un’offerta culturale di qualità, senza condizionamenti ideologici».

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