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A Farefuturo Di(s)fare gli italiani

10 ottobre 2011 | Commenti disabilitati su A Farefuturo Di(s)fare gli italiani

“La classe dirigente in questi anni è diventata sempre più “classe diretta” dagli umori dell’elettorato; è sembrata perdere di vista ogni strategia di lungo periodo, passando dalla “leadership” a una “followship” improntata sulla tattica del “giorno per giorno”, anziché su scelte di ampio respiro; le difficoltà a rispondere concretamente alla crisi economica globale hanno dato l’impressione di un’autoreferenzialità crescente che alimenta sempre più tra i cittadini forti sentimenti antipolitici; l’impostazione della dialettica pubblica su toni quanto mai drammatici e rissosi ha incrementato la divisività di un paese che non ha mai brillato per la sua coesione nazionale”. Queste le tesi di fondo del rapporto curato da Luigi Di Gregorio e dai ricercatori di Farefuturo – dal titolo “(Dis)fare gli italiani?” – che verrà presentato a Roma, domani, alle ore 10, presso la sede della Fondazione, alla presenza di Enrico Letta, Adolfo Urso e del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che si confronteranno sui temi dell’antipolitica.
Partendo dalla responsabilità primaria della politica, il rapporto di ricerca descrive come l’Italia di oggi sia una “democrazia dissociativa, un paese che sconta problemi storici di appartenenza e unità nazionale, di civismo e di senso dello stato, su cui vanno a innestarsi le dinamiche recenti della società dell’incertezza: cinismo, presentismo, soggettivismo che portano ad acuire la tradizionale mancanza di senso della comunità e di condivisione di un’impresa comune. Per il 55% del campione di italiani intervistati l’evasione fiscale è, ad esempio, ‘sempre giustificabile'”. “La società italiana – scrive il presidente della Fondazione Farefuturo Urso nella prefazione – ha vissuto a lungo all’ombra della madre democristiana che in qualche misura componeva la fede per sua natura personale con le istituzioni per loro natura pubblica; e, nel contempo, riusciva a comporre l’interesse particolare, sia esso locale che corporativo, con quello generale, prima grazie al miracolo economico, poi con l’espansione del debito pubblico che l’abbraccio con la sinistra aveva determinato. Ora, non è più possibile riproporre quella ricetta”.

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